Una delle domande alle quali sono stati esortati a rispondere i giovani candidati a divenire medici, professionisti della sanità, e concorrenti al test volto a garantire l’iscrizione al corso di laurea dell’Università della Sapienza di Roma è la seguente: «Nei pressi del noto Liceo Tacito di Roma si trova la “grattachecca di Sora Maria”, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti? Menta, limone, amarena, cioccolato…».

L’episodio ha dato origine a non poche contestazioni e proteste da parte degli studenti, che si sono sentiti vittime di una burla e sono pronti ad intraprendere la strada del ricorso, per chiedere l’annullamento del test. In effetti è difficile avere dubbi in merito all’ “illegittimità” del concorso; basti pensare che suppur la domanda  posta a candidati provenienti da tutta Italia, fosse stata di “cultura generale”, poteva eventualmente “favorire” solo gli esaminandi romani.  Beh i giovani romani lo conoscono bene il chioschetto di proprietà della Sora Maria che produce e vende, da ormai 80 anni, la grattachecca più famosa della Capitale. Di sicuro, quest’episodio ha reso ancora più celebre la signora Maria e la sua grattachecca, che entrambe sono perfino finite nei test di ammissione all’Università della Sapienza. Chi gestisce il chioschetto è Gabriella, la figlia di Sora Maria, che smentendo i quiz, ci ha rivelato quali sono i gusti “forti” prodotti nella sua gelateria «Di gusti ce ne sono moltissimi, ma la vera ricetta di mia mamma è amarena, tamarindo, arancio, con pezzetti di cocco e limone».

A difesa della domanda di “cultura generale” c’è Luigi Frati, redattore dell’Università che senza scomporsi minimamente risponde  «Quella inserita nei test di accesso non è una domanda su chi è la signora Maria, ma una domanda di logica». «Tra le cinque risposte, ce n’era una sola giusta, mentre nelle altre quattro, accanto ai gusti tradizionali, era inserito un gusto atipico, tipo zabaione. Se poi c’è qualcuno che questo non lo ha capito…». «Tra l’altro la domanda era stata ispirata da un articolo apparso all’inizio di agosto sulle pagine culturali de “Il Messaggero” sui sapori di Roma».

Tutto ciò, per quanto possa farci sorridere, lascia un retrogusto amaro per qualcosa di molto grave; migliaia erano i giovani che con un buon carico di paura e ansia, avevano cercato in quel contesto, di dare una svolta alla propria vita, dedicarsi agli studi, per poi lottare alla ricerca di un lavoro, dando un senso ai loro sacrifici. Da non sottovalutare l’onere che comporterebbe l’eventuale annullamento del test; nuovi costi per il sostentamento dello stesso e ulteriori spese di viaggio, vitto e alloggio da parte di chi dovrebbe recarsi nuovamente a Roma. Personalmente trovo tutto questo molto triste e mi lascia solo intravedere un Paese sempre più vicino allo stato di crisi….