Per la “modica” cifra di 250 mila euro è nato il primo hamburger artificiale, creato in un laboratorio dell’università olandese di Maastricht.

Ebbene sì, avete letto bene!!! Un’equipe di ricercatori olandesi ha creato il primo hamburger in vitro con cellule staminali di suini “nutrite” da siero di feti di equini.

La ricerca promette bene, ma la polpetta o l’ hamburger, si definisca come si voglia, richiede ancora dei perfezionamenti, essendo il settore delle staminali ancora molto giovane. Per iniziare, l’aspetto della carne in vitro è ben diverso da quella derivata da un naturale  processo di allevamento e macellazione. Il colore tende al biancastro e la consistenza è alquanto molliccia. “Causa della scarsa presenza di mioglobina, una proteina contenente ferro, ed alla mancanza di sangue”, spiegano gli scienzati olandesi. Insomma, sembra che la “polpetta” di invitante abbia ben poco.

Pensiamo ora: Cosa potrebbe avere di vantaggioso una “polpetta” creata in vitro? In primis sicuramente una diminuzione dei costi e dei tempi di allevamento che come nota positiva, se così la vogliamo vedere. Diminuirebbero gli allevamenti animali, il che comporterebbe una connessa  diminuzione di miliardi di tonnellate di gas serra nonchè un consumo di terra inferiore di quasi il 99 per cento.

Ed infine creare un mercato artificiale di carne, significherebbe far fronte ad un potenziale aumento della popolazione mondiale, senza mettere a dura prova la capacità di produzione delle fattorie.

Ma tutto questo a che prezzo? E ne vale veramente la pena?
Non sarebbe forse più “rispettoso” diminuire il consumo mondiale di carne che supera di molto le reali “esigenze alimentari individuali”? Nei paesi sviluppati – e ciò è risaputo – si consuma molta più carne di quanta non si dovrebbe!
Io personalmente sono fortemente “legata” al caro vecchio hamburger e voi?